2017-2022

Ettaro

18.

La fotografia del giorno 5 maggio 2018 (tappo di plastica rosso su sfondo nero) ci conferma come il nostro comportamento espressivo sia senza scrupoli - intendendo, con ciò, come esso, nell’eccitazione, sia pronto ad oscurare, senza alcun principio di moderazione e di equità, tutto il resto, come accade in questa fotografia che si può ritenere un piccolo trattato di retorica.

Ciò che ad occhio nudo riusciremmo a fare con difficoltà, lo possiamo fare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica - di un telefonino in questo caso.

L’occhio naturale, infatti, non è in grado di eliminare una cosa per enfatizzare quella vicina, non essendo predisposto per emanare sentenze capitali.

L’occhio naturale, pur abituato a fulminee valutazioni - di pericolo, di piacere – mai esercita una funzione di oscuramento, togliendo una cosa dalla vista.

Bisogna aspettare l’espressione per entrare nell’ambito dell’affermare, del negare e del rinnegare, al fine di un’espressione compiuta.

L’espressione compiuta non è democratica. Essa procede superando innumerevoli impedimenti, istanze e preghiere.

L’espressione non qualunque ha sempre un filo di lana da tagliare. Invano, quasi per infantile attaccamento, indugia ancora un po’ tra i dati di fatto - ormai lanciata verso un effetto spettacolare, ciecamente, con la più oscura voglia di esistere, si dirige verso se stessa, come verso una preda - in quell’istante brillando nell’identità che nulla dice, ma che, finalmente, è!

Il tappo rosso di plastica richiedeva che il fondo fosse nero. L’oscurità calata sull’universo delle cose, con quei deliziosi, minuscoli rimorsi di parvenze: un filo d’erba ricurvo, un movenza di foglia, un fiorellino - ci dice che il sacrificio ha avuto successo e che un senso ignoto, giubilante e perverso alza la bandiera sul tappo rosso di una bottiglia di plastica - gettata tra le erbacce.

Angelo Lumelli